U2 Recensione Album Song of Experience

Una sorta di fratello maggiore, il nuovo album degli U2 che, riprendendo i titoli da due raccolte di poesie del celebre scrittore inglese William Blake, creano un capolavoro.

Dall’innocenza si passa all’esperienza e le due copertine rigorosamente in bianco e nero ce lo fanno capire bene: da una parte un abbraccio tra il batterista del gruppo Larry Mullen Jr e il figlio, dall’altra due ragazzi che si tengono per mano con lo sguardo vivido e combattivo.

Sono sempre loro, forse uno dei gruppi più amati nella storia della musica ma con un sound diverso e maturo, un album dalla nascita travagliata come ci dice la band stessa tra scrittura, riscrittura, incisione e reincisione.

A primo impatto l’effetto è strano ma subito dopo il secondo ascolto le melodie e i testi entrano nella nostra testa, basta anche solo pensare al ritornello di “you’re the best thing about me” o all’intro di “get out of your own way”.

Tredici tracce da assaporare nota per nota, parola per parola. I testi sono delle poesie, parlano di una lotta incessante, della perdita di innocenza e della speranza che deve essere presente in ognuno di noi, il punto di vista di un immigrato con la canzone “american soul” introdotta dalla voce di Kendrick Lamar e il tema dei migranti che ritorna in “red flag day”. Particolare sicuramente è la ripresa dei versi centrali di “song for someone” in “13 (there is a light)” e la ripresa del brano “ordinary love” giá diffuso nel 2013 come la colonna sonora del film su Mandela in una versione quasi dance. Un album questo da ascoltare all’infinito scoprendo ogni volta sonorità nuove, frasi pungenti che fanno percepire la firma di questo grande gruppo.

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