In un cofanetto le cover di 4’33” di John Cage

Tutti ricordiamo con un sorriso “Le Vacanze Intelligenti”, l’episodio diretto e interpretato da Alberto Sordi del film collettivo “Dove Vai In Vacanza?” del 1978. In quella pellicola venivano raccontate, con la proverbiale ruspante angolazione popolana di Sordi, le disavventure di due semplici fruttivendoli Remo e Augusta Proietti (Alberto Sordi e Anna Longhi), alle prese, nella loro verace sprovvedutezza, con un tour de force artistico-culturale organizzato dai figli à la page. Particolarmente riuscita e divertente, la scena in cui i due malcapitati si trovano a dover assisteread un concerto di musica contemporanea, che li coglie, come prevedibile, totalmente impreparati e dal quale usciranno traumaticamente sconcertati.

L’esecuzione a cui assistono i due protagonisti è quella del celeberrimo 4’33” di John Cage, che alla sua prima interpretazione nell’agosto del 52 suscitò le stesse reazioni dei due simpatici romani.

L’esibizione fu affidata al virtuoso del pianoforte David Tudor, il quale, dopo essersi seduto al piano e poggiato sei pagine di spartiti vuoti, fece il gesto più improbabile che un musicista possa effettuare durante un’esecuzione, ovvero chiuse il coperchio della tastiera e, azionato un cronometro, poggiò le mani inerti sulle ginocchia. Il pubblico attese che qualcosa accadesse mentre una brezza agitava gli alberi vicini. Dopo 30 secondi di immobilità, Tudor aprì il coperchio, fece una pausa, richiuse di nuovo e tornò a non fare nulla. Con questa serie di gesti aveva, di fatto, eseguito il primo movimento della composizione senza che nessun suono venisse emesso dallo strumento. Dopo due minuti e 23 secondi, Tudor aprì di nuovo e chiuse il coperchio. A questo punto, persone esasperate nella folla si allontanarono. I loro passi echeggiarono lungo i corridoi. Dopo un altro minuto e 40 secondi, Tudor aprì il coperchio del pianoforte un'ultima volta, si alzò e si inchinò. Ciò che restava del pubblico si sentì in dovere di applaudire.

Si trattò di una delle esecuzioni più controverse e rivoluzionarie della storia della musica contemporanea. Il suo autore John Cage, già allievo di Schönberg, fu, senza dubbio, il più spericolato assertore della musica d’avanguardia di cui estremizzò linguaggi e conclusioni, portandone agli esiti ultimi, come osserva Massimo Mila, le due fondamentali “tendenze convergenti di totale subordinazione del compositore alle legge intrinseche del materiale sonoro (onde i suoi esilaranti esperimenti di musica concreta, a base di pianoforti “preparati”, suonati direttamente sulle corde, picchiati, bastonati, e di rumori domestici vari con l’aiuto di pentolini, bottiglie, ecc..) e di liberazione del caso come elemento di iniziativa musicale”.

Decisive per la maturazione del pensiero musicale di Cage sono le istanze del movimento dadaista, che si sviluppa ad opera di un altro rivoluzionario dell’arte come Duchamp. Un pensiero artistico, quella dadaista, programmaticamente contro, che rifiuta l’estetica e i canoni tradizionali in nome della libertà e soggettività dell’arte. Altrettanto importante per il musicista statunitense l’incontro con la filosofia indiana e il Buddhismo Zen, che presenta significativi punti di contatto con Dada. Per entrambe le filosofie, in fondo, tutte leetichette sono arbitrarie. Arte non arte. Musica, rumore.Suono, silenzio. Non c'è alcuna differenza. È tutto risolto nella percezione.Il gracidare di una rana può essere altrettanto musicale come il suono di un violoncello se si sceglie di ascoltarlo in quel modo.

Allo stesso modo, in questa concezione, il silenzio diventa parte integrante della composizione e ha la stessa importanza delle note suonate. Tra l’altro, il silenzio assoluto non esiste e nel caso specifico del brano 4’33” i suoni e rumori della sala entrano di prepotenza all’interno della composizione dando un’idea dell’importanza dell’ambiente nell’esecuzione.

Spiega lo stesso Cage: “la musica è in primo luogo nel mondo che ci circonda, in una macchina per scrivere, o nel battito del cuore, e soprattutto nei silenzi. Dovunque ci troviamo, quello che sentiamo è sempre rumore. Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina”.

Naturalmente si parla di un pensiero sperimentale che, al netto degli eccessi tipici dell’avanguardia, può essere considerato come la conseguenza dell’esaurimento della tradizione classica ipertrofica che lo aveva preceduto e, in ultima istanza, come il tentativo di sgomberare il terreno per giungere a una nuova era musicale e ripartire da zero. Indirettamente, ad esempio, 4’33’’ guidò gli sviluppi che generarono un nuovo stile più semplice e accessibile come il minimalismo.

Oggi, lontano da quella temperie culturale, potrebbe sembrare uno scherzo che venga annunciato un cofanetto di cover della composizione. La Mute, infatti, storica etichetta britannica fondata nel 1978 da sempre molto attenta alla sperimentazione, ne ha annunciato la pubblicazione nel prossimo mese di maggio: al progetto - battezzato "STUMM433" - hanno preso parte alcuni degli artisti più in vista della casa discografica come, tra gli altri, Depeche Mode, New Order, Erasure, Moby, Goldfrapp e Liars.

Fuori dal contesto e dalla valutazione storica, ad un ascoltatore odierno apparirà del tutto lecito condividere il disorientamento di Remo ed Augusta, nel cui gustoso imbarazzo sarà facile immedesimarsi di fronte a queste cover. Del resto, si sa, l'avanguardia invecchia in fretta e dopo aver svolto il suo ruolo di liberazione delle energie creative legate al proprio tempo, si riconsegna inesorabilmente al suo essere gioco autoreferenziale e puramente provocatorio incapace di superare la contingenza del momento.

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