the beatles white album

Lo scorso 22 novembre il mitico White Album dei Beatles ha compiuto 50 anni. Se Sergent Pepper celebrava con toni sfarzosi e colorati l’epoca della psichedelia, White Album, nelle intenzioni del gruppo di Liverpool, doveva rappresentare una decisa antitesi rispetto a quelle atmosfere tracciando una strada al contrario. A cominciare dalla copertina interamente bianca, un bianco "minimale", quasi non volesse recare disturbo a coloro che fossero rimasti "accecati" e poi... non vedenti a causa degli "abbagli" del precedente disco.

L’album segnava l'inizio della fine della storia dei FabFour, ma apriva anche la leggendaria ultima fase della loro produzione. Al ritorno dalla permanenza nell’ashram di Rishikesh in India, i quattro non furono più gli stessi, ognuno era ormai in cerca di un proprio spazio, di una propria strada. Come nel caso di George che iniziava a soffrire lo strapotere creativo del duo Lennon-McCartney, ma anche di John che, dopo l’incontro con Yoko Ono, avvertiva l’esigenza di sperimentare nuove forme espressive, lo stesso Paul aveva raggiunto una certa autonomia compositiva rispetto a Lennon che intendeva esprimere appieno.

The Beatles White Album

Lo storico White Album esprime totalmente questa situazione del gruppo in bilico tra la separazione e la necessità di dare spazio alle varie voci e sensibilità. I tanti materiali, che ognuno aveva prodotto durante la permanenza in India, confluì in questo lavoro capace di contenere in un caos geniale e folgorante l’avanguardia e il pop, la musica acustica e quella superelettrica, la spiritualità e la politica, la dolcezza e la rabbia, il rock e qualche residuo psichedelico. Come scrive lo stesso McCartney nell’introduzione alle nuove edizioni del disco: “Avevamo lasciato la band del SergentPepper che suonava nei suoi soleggiati Campi Elisi e ci eravamo incamminati verso nuove direzioni senza una mappa precisa”

Per celebrare i cinquanta anni di questo capolavoro assoluto della storia del rock, il 9 novembre è stata pubblicata una nuova versione in cui le 30 tracce contenute nel disco sono presentate in un nuovo mix stereo e surround 5.1 realizzati dal produttore Giles Martin e dal mix engineer Sam Okell, affiancate da 27 demo acustiche e 50 versioni alternative, la maggior parte delle quali mai pubblicate prima d’ora.

L`inedita nuova edizione dell'album segue il grande successo di quella realizzata nel 2017 per il 50° Anniversario di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e questa è la prima volta che “The Beatles (White Album) è stato remixato e presentato con demo aggiuntive e sessioni di registrazione. Per creare i nuovi mix audio stereo e surround 5.1 per il White Album, Martin e Okell hanno lavorato con un esperto team di ingegneri e specialisti del restauro audio presso gli Abbey Road Studios di Londra. Tutte le nuove versioni del "White Album" includono il nuovo mix di stereo di Martin, realizzato partendo direttamente dai nastri di sessione originali a quattro e otto tracce e, per realizzare il nuovo mix, Giles Martin ha usato come guida il mix stereo originale dell`album prodotto da suo padre, George Martin.

Il libro è illustrato con rare fotografie, riproduzioni di testi scritti a mano, foto inedite delle schede di registrazione e delle scatole dei master originali e le riproduzioni delle pagine pubblicitarie dell’epoca. I testi completi del libro includono nuove introduzioni di Paul McCartney e Giles Martin, oltre ad approfondimenti dettagliati riguardanti ognuno dei brani e le relative sessioni di registrazione che riflettono l’anno trascorso dai Beatles a partire dalla pubblicazione di Sgt. Pepper fino alle registrazioni del White Album, il famoso servizio fotografico in varie location attorno a Londra del 28 Luglio 1968 noto anche come MadDay Out, l’artwork dell’album, la preparazione e la realizzazione della pubblicazione dell’album e la sua immensa influenza.

Tutto questo scritto da Kevin Howlett, storico dei Beatles, autore e produttore radiofonico in collaborazione col giornalista e autore John Harris e da Andrew Wilson, curatore della Tate Britain of Modern and Contemporary Art.

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