Esercizi per la naturalezza al pianoforte

Quella della naturalezza al pianoforte è un'altra delle acquisizioni fondamentali per ogni pianista. Per questo motivo riportiamo alcuni dei preziosi consigli e osservazioni sviluppate a riguardo da Heinrich Neuhaus nel suo L'arte del pianoforte.

 

naturalezza al pianoforte

 

Uno dei principali difetti, dal punto di vista motorio, al pianoforte consiste in una terribile legnosità, in una mancanza totale di naturalezza. A un allievo del genere basta sedersi al pianoforte perché diventi di legno, di pietra, e le sue giunture smettano di agire. Le ragioni sono chiare: l'insufficienza rispetto al compito, il terrore di fronte allo strumento, l'assenza totale di musicalità obbligavano a odiare segretamente, e a volte esplicitamente, le lezioni di musica, le note, i tasti, tutto.

Per acquisire una reale agilità è necessario per così dire "scavare il tunnel dalle due estremità", e per ottenere almeno una prima indispensabile agilità si possono proporre questi esercizi fisici: con il polso sollevato e con la mano che pende liberamente prendere col dito una nota sul pianoforte dall'alto, lasciar abbassare gradualmente il polso quanto più possibile in basso, con un movimento tranquillo e misurato, e poi sollevarlo nuovamente fino a una tale altezza dalla tastiera che il dito, naturalmente, non possa più trattenere il tasto e che, con un movimento tranquillo e sinuoso, "si porti" in alto insieme con il polso e con la mano. E così molte volte con tutte le dita.

Questa tipologia di esercizi, puramente tecnici, hanno una loro indubbia utilità nel far acquisire agilità e naturalezza ma a questi bisogna accompagnare esercizi che sviluppino anche le capacità mentali del pianista.

Un pianista ha bisogno quanto una ballerina di dominare realmente il proprio corpo, di conoscere "il minimo e il massimo" di un'attività, dallo zero di tensione, cioè quiete morta, al massimo della tensione, simile a ciò che nelle macchine viene chiamato il massimo della potenza progettata, e non deve solo conoscere, ma anche saper sfruttare queste capacità, mentre suona. A questo scopo il pianista virtuoso deve allenarsi esattamente quanto un buon cavallo da corsa vincitore di premi.

 

naturalezza al pianoforte

Esercitare la mente

 

Si possono far oscillare questo il braccio dall’omero al polso in tutte le direzioni, a destra, a sinistra, in alto e in basso e di farlo ruotare in maniera che il dito non lasci il tasto comunque sia, neppure per un secondo. Chi esegue questo semplice esperimento si convince praticamente di quanto grandi possano essere l'elasticità, la scioltezza e la naturalezza nel movimento di tutto il braccio, dalla spalla al dito, conservando piena sicurezza, precisione e fermezza nell'estremità del dito sul tasto, per cui bisogna capire che non sono assolutamente necessarie molta pressione né molta "forza", ma che il peso serve a trattenere il tasto sul "fondo" della tastiera.

Questo esercizio è indubbiamente utile, e non tanto, certo, in senso tecnico, cioè motorio, quanto in senso puramente conoscitivo. Esso serve inoltre a confutare l'"insegnamento" di alcuni vecchi metodologi, secondo il quale la posizione ideale della mano sulla tastiera è considerata la posizione in cui è possibile tracciare una linea retta dall'estremità del mignolo fino al gomito e oltre. La migliore posizione del braccio sul pianoforte è quella che si può cambiare più facilmente e più velocemente. Una delle singole posizioni sarà quella in cui dal dito mignolo alla curva del gomito si può tracciare una retta, ecco tutto. Perché dunque questa posizione "ideale"?

E in generale è opportuno pensare di meno a tutte le posizioni, e più alla musica, il resto "si aggiusterà", come diceva il cameriere Matvej in Anna Karenina. Qui si può sottolineare il ruolo degli insegnanti per nell’osservare e correggere le "posizioni".

 

naturalezza al pianoforte

Il legato

 

E ancora, di nuovo, viene voglia di ricordare: "La souplesse avant tout". L’agilità è requisito fondamentale per poter avere un buon suono legato ovvero il metodo di lasciare un suono soltanto dopo aver preso la nota, cioè il tasto successivo e non un attimo prima.

Come è noto, Busoni rifiuta questo modo di suonare, sostenendo che il legato al pianoforte è solo immaginario, dato che il suono dello strumento è breve. Il legato è impensabile senza elasticità, questo è chiaro a chiunque. Ma che cos'è dunque l'elasticità e come acquisirla? Per certi esercizi, come i trilli, le cinque dita e tutte le loro combinazioni senza spostare la mano, in una sola posizione, per adoperare il gergo dei violinisti, il problema dell'agilità quasi non sorge affatto: le dita devono "lavorare bene", la mano deve conservarsi totalmente tranquilla e sciolta, ecco tutto.

 

naturalezza al pianoforte

 

Il passaggio del pollice

 

Ma il problema dell'agilità è evidente non appena le figurazioni esigono il passaggio del pollice sotto la mano o della mano sopra il pollice, cioè non appena porteremo e sposteremo la mano in alto e in basso, o se si vuole a destra e a sinistra sulla tastiera.

Non si può essere elastici, durante l'esecuzione, senza la partecipazione dell'avambraccio e della spalla; di solito più del primo che della seconda. Questo già si vede in una semplice scala. Il modo corretto di eseguire una scale è il seguente: vale a dire, tenere la mano inclinata dall'indice verso il mignolo, quando ci si avvicina al pollice passando dal quarto al terzo al secondo dito; invece, dopo il passaggio successivo dal terzo al secondo dito e al pollice, descrivere con la mano stessa sopra al pollice, come sopra un asse, un piccolo arco o anello. In questo momento, certo, la mano si inclina per un attimo dal mignolo verso l'indice (o, meglio, si inclina la linea del metacarpo o degli ossicini "da cui crescono le dita"); ma, l'attimo dopo, la mano si raddrizza, per riprendere poi la posizione iniziale, inclinata dal secondo verso il quinto dito*.

Se si esegue in questo modo una scala forte e veloce, si otterrà una linea ondulata assolutamente chiara. Tale "onda" sarà particolarmente ampia nella scala sui soli tasti bianchi.

Far passare la mano sopra il pollice è più vitale e naturale che passare con il pollice sotto la mano. A questo movimento partecipa l'avambraccio; si ottiene l'"onda" grazie al lavoro naturale del nostro straordinario osso radiale e dei relativi muscoli.

 

naturalezza al pianoforte

Elasticità

 

Dunque, ecco uno dei più semplici esempi di elasticità, sorella della naturalezza. È più facile mostrare in che cosa consiste il meccanismo dell'elasticità negli esempi di passaggi in posizione lata dove l'avambraccio, la giuntura del gomito e la spalla partecipano inevitabilmente al movimento della mano da nota a nota, da tasto a tasto.

L'attenzione di chi suona, mentre studia e in particolare nei casi tecnicamente difficili, deve essere orientata a far sì che le dita, "produttrici del suono", si trovino sempre nella posizione più vantaggiosa, naturale, "produttivamente utile" (amo quest'espressione prosaica). In questa posizione si impegnano tutte le "retrovie", a cominciare dal braccio e dal polso che stanno proprio sulla "linea del fronte" per finire, come ho detto più di una volta, con la schiena e con l'appoggio sulla sedia. Ma soprattutto si impegna l'intelligenza o, meglio, la ragione*.

Per quanto possa sembrare strano, a volte gli allievi confondono il concetto di "posizione vantaggiosa" e di "comodità" con il concetto di "condizione d'inerzia". Non si tratta solo di cose completamente differenti, ma anche opposte! La sola attenzione necessaria a mantenere la comodità, ad organizzare l'esecuzione a quel "modo razionale di suonare" di cui io parlo sempre, già esclude l'inerzia spirituale e quella fisica; tanto meno l'inerzia è possibile quando si studiano passaggi tecnicamente difficili, per esempio salti estremamente veloci (le sonate quinta e ottava di Skrjabin, il secondo o il settimo degli Studi di esecuzione trascendentale di Liszt, e così via). Per concetto di "posizione vantaggiosa" di deve intedere un concetto dialettico, che include come caso specifico l'idea di "tensione estrema".

 

naturalezza al pianoforte

Saper prevedere

 

Non è possibile che le dita assumano, in ogni momento, la posizione più conveniente, senza elasticità; ma occorre anche saper prevedere. Gli insegnanti sanno che i difetti degli studenti dipendono spesso dalla incapacità di guardare in avanti, di prevedere, cosicché gli avvenimenti li colgono "alla sprovvista"; anche in questo caso si può ricorrere ad un semplice esercizio. Lo scopo dell'esercizio è chiaro: poiché la difficoltà fondamentale di una scala è il movimento del pollice che, quando si è inesperti, ama pestare e rompere l'uniformità, si consiglia di appoggiare il pollice leggermente al suo posto, cioè sul tasto, con anticipo come se si trattasse di un'acciaccatura. Il pollice deve prepararsi per tempo a occupare il suo posto immediatamente futuro.

In sostanza anche questo esercizio ha carattere più conoscitivo che motorio. Fino a quando nello studente si riscontrano "strappi" in luogo della necessaria fluidità, spigolosità in luogo dell'elasticità, ci si può allenare con esercizi nello stile di una ripresa al rallentatore. "Oggetto" eccellente per simili esperimenti è il Preludio n. 3 in sol maggiore op. 28 di Chopin.

In questo caso obbligo lo studente a suonare questa figurazione molto lentamente, come dire, passo a passo, cercando in tutti i modi che gli spostamenti indispensabili della mano, del polso e dell'avambraccio siano effettuati con assoluta fluidità, con gradualità, senza esitazioni, senza scosse; scopo fondamentale è quello di preparare con "preveggenza", cioè con un calcolo preciso ("con un'intenzione precedentemente ponderata") la posizione di ogni dito sul tasto successivo.

 

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