Sul buon uso del pedale destro

Il pedale destro, o di risonanza, del pianoforte è una risorsa espressiva estremamente importante per ogni pianista, ne parliamo riprendendo quanto sull’argomento hanno scritto alcuni dei grandi maestri di pianoforte del passato.

 

pedale destro

La questione del buon uso del pedale di risonanza riveste una importanza decisiva ai fini di una buona ed efficace resa sonora e ne fa un efficace resoconto in un articolo il pianista Nicolò De Maria, rifacendosi alla sua esperienza personale e riportando i suggerimenti dei grandi didatti della storia. Come sottolinea il pianista, per alcuni fortunati la questione non si pone nemmeno perché dotati di una sensibilità di orecchio che gli permette una risultato esecutivo sempre piacevole, senza alcuno sforzo. Altri, invece, pongono lo studio del pedale alla stregua di quello della diteggiatura e delle dinamiche e questa è, senza dubbio, un’abitudine, molto utile che dovrebbe essere acquisita.

La cosa, a tutta prima, potrebbe apparire in contrasto con quanto normalmente un qualsiasi allievo di pianoforte si sente ripetere durante le lezioni dal proprio insegnante, che non manca di consigliare un uso parsimonioso dello stesso, come del resto, si conosce l’accezione negativa con cui si tende a considerare il pedale durante concorsi ed esami, sostanzialmente considerato un espediente per nascondere debolezze e imperfezioni.

Come rammenta De Maria, a fronte di questa percezione diffusa, è sorprendente constatare come i grandi didatti di cui si accennava come Gardi,  Sandor, Neuhaus e Casella, siano molto più propensi a consigliarne un uso molto più diffuso di quanto si possa immaginare.

L’esecuzione pura e secca, priva di riverberi, che si tende a preferire è, in realtà, penalizzante perché la funzione del pedale destro è quella di restituire la vibrazione naturale delle corde. Aspetto, questo, sottolineato sia da Neuhaus che da Sandor. Afferma, a riguardo, il primo: “Uno dei ruoli essenziali del pedale consiste nel rimediare in una certa misura alla brevità e alla secchezza di suono che caratterizza così svantaggiosamente il piano nei confronti di tutti gli altri strumenti. Suonando una frase melodica ad una voce in un tempo lento e senza accompagnamento si è in diritto di servirsi del pedale su ciascuna nota. La melodia diviene più cantabile e il timbro s’arricchisce“.

Sulla stessa linea Sandor quando osserva: “Tutto sommato è consigliabile usare il pedale quanto più possibile. Il pedale deve essere considerato come un artifizio per riportare il pianoforte alla sua antica e beata condizione, quando non esistevano gli smorzatori a impedire e smorzare la grande ricchezza delle vibrazioni simpatiche tra tutte le sue corde”.

 

pedale destro

Bach e il pedale

 

Si sa che in molti ritengono che filologicamente Bach, e in generale il repertorio barocco, si debba eseguire senza pedale. L’argomentazione, che sostiene il contrario, è portata efficacemente da De Maria quando evidenzia opportunamente le caratteristiche costruttive del clavicembalo che era effettivamente provvisto di smorzatori, che, occorre riconoscere, producevano un effetto meno marcato rispetto a quello del pedale di risonanza. Scrive il pianista: “Data la rigidità della “penna” o “plettro” che pizzicava (quasi “strappava”) la corda, il clavicembalo continuava a produrre un meraviglioso “mormorio” anche dopo che il tasto veniva riportato alla posizione d’origine. Cioè, il clavicembalo vantava di possedere un continuo “terzo di pedale” capace di regalare un naturale effetto di risonanza costante”.

A corroborare questa interpretazione, De Maria chiama in causa nuovamente l’autorità di Neuhaus, il quale nel suo fondamentale “L’Arte del Pianoforte” scrive: “Mi si permetta di partecipare al lettore una mia concezione eretica sull’uso del pedale nell’opera di Bach. Bisogna suonare Bach con il pedale, impiegandolo con intelligenza e parsimonia. […] Se, sul nostro pianoforte, come certuni esigono, si suonasse tutto Bach senza pedale, quanto ne apparirebbe impoverita la sonorità rispetto al clavicembalo!”

Da qui si può sottoscrivere la conclusione del docente russo quando in modo lapidario sintetizza: “Non utilizzare affatto il pedale è l’eccezione; utilizzarlo costantemente ma ragionevolmente, la regola!”

 

pedale destro

Diverse modalità di pedalizzazione

 

Molto opportuna, poi, la distinzione che De Maria effettua tra le diverse modalità di pedalizzazione che sono sostanzialmente tre, ovvero simultanea, anticipata e ritardata.

La prima, la simultanea, si ha quando si utilizza il pedale simultaneamente con la nota. È la modalità più elementare, che produce gli effetti meno convincenti rispetto alla resa sonora. Questo per la semplice ragione che, in questo modo, il pedale finisce con l’amplificare prima il colpo del tasto sul fondo della tastiera, e in generale tutti i rumori della meccanica, prima del suono stesso.

La pedalizzazione anticipata offre delle possibilità di un utilizzo più artistico ed espressivo lasciando fluire, prima dell’attacco del brano, l’aria tra le corde del pianoforte di modo che risuonino melodiosamente rompendo il silenzio. Giustamente De Maria ne consiglia l’utilizzo prima di un brano che inizia in piano e dolce.

La terza e ultima modalità è quella ritardata che consiste nel sollevare il pedale appena si suona la nota per poi riabbassarlo subito dopo. Si tratta della modalità più utilizzata dai pianisti poiché consente di far risuonare solo la nota, evitando l’inconveniente della pedalizzazione simultanea, portandola verso la successiva con l’effetto di creare un legato naturale. Non a caso è la modalità più consigliata dai grandi pianisti.

Scrive Sandor: “In generale si introduce il pedale immediatamente dopo aver premuto il tasto. E’ preferibile catturare il suono dopo che il martelletto ha colpito la corda e che lo smorzatore è stato sollevato. In questo modo ci è possibile prolungare esclusivamente il suono, escludendo il rumore del martelletto, del tasto e dello smorzatore, che per quanto minimo possa essere, influenza pur sempre la purezza del suono”.

Sulla stessa linea Casella: “La prima regola invariabile per qualsiasi musica di qualsiasi epoca, è quella che il rinnovo del pedale deve eseguire immediatamente l’esecuzione del nuovo accordo o della nuova nota melodica. Vale a dire che, invece di rialzare il piede prima di suonare il nuovo accordo (o la nuova nota melodica) riabbassandolo contemporaneamente all’esecuzione di questi, si deve invece attendere di aver suonato il nuovo elemento armonico o melodico per rialzare solamente allora il piede e riabbassarlo subito dopo“.

 

pedale destro

Avvertenze

 

In chiusura De Maria riporta una serie di utili avvertenze, suggerite dai diversi illustri predecessori, per un effettivo buon uso del pedale.

Ricorso più accorto nel caso di esecuzione accompagnata da un’orchestra. “Noi ci permettiamo di raccomandare altrettanta parsimonia nell’uso del pedale anche in quei passi dei Concerti con orchestra e/o di musica d’insieme in cui il suono del pianoforte debba innestarsi su sonorità molto ricche e legate di strumenti che “tengano” il suono. In casi simili suonare senza pedale può rendere più -percebile- e incisivo il timbro del pianoforte” (N. Gardi);

Sul corretto uso del pedale durante le melodie. “Il tema, [nell’opera di Beethoven], è generalmente imbastito su tre note, ciò che incita gli allievi a suonarlo senza togliere il pedale, per farlo -suonare meglio-. Niente potrebbe essere più inopportuno. La melodia (individualità) si trasforma in armonia (insieme). I passi di accordi, così frequenti in Beethoven, se sono suonati con il pedale interamente abbassato perdono la metà della loro energia, la loro forma si dissolve, il -meandro- si cancella” (H. Neuhaus);

Pedale e accordi arpeggiati. “[…] …un principio da tener presente nella musica ottocentesca è quello di mettere il pedale sempre sulla prima nota inferiore, quando si presentino accordi arpeggiati, in modo da cogliere e fissare il basso dell’armonia, la quale, diversamente agendo, rimarrebbe priva di parte inferiore dando quindi luogo a gravi equivoci sonori” (A. Casella).

Uso consapevole del pedale. “[…] ..,parlare diffusamente di uno dei maggiori problemi dell’esecuzione pianistica, di una risorsa (il pedale) infinitamente originale e preziosa del nostro strumento, caratteristica che, se manovrata con sapienza, può accrescere senza limiti il fascino e la poesia dell’esecuzione altrettanto quanto può rovinarla l’impiego maldestro del medesimo artificio” (H. Neuhaus);

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte articolo https://nicolodemaria.com/come-usare-il-pedale-del-forte-al-pianoforte/

 

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