Sull’uso delle varianti ritmiche nello studio al pianoforte

Quale utilità si può ricavare dall’utilizzo delle varianti ritmiche nello studio pianistico? In questo articolo ci avvaliamo dell’opinione a riguardo del grande didatta Heinrich Neuhaus, suggerendo infine un possibile ricorso con profitto di questa metodologia.

 

varianti ritmiche al pianoforte

Riscuota un certo consenso tra gli insegnanti di pianoforte l’idea dell’utilità di studiare un passaggio ritmicamente uniforme e regolare attraverso l’introduzione di diverse varianti ritmiche e valori modificati.

Come scrive Giulio Cinelli: “Le varianti ritmiche sono l’esecuzione di un frammento o limitato gruppo di battute di un pezzo mediante l’utilizzo di ritmi differenti, sia per pulsazione sia per valori delle note. Grazie a questa metodologia di studio riusciremo a risolvere nel giro di pochissimo tempo battute di elevata difficoltà tecnica” (cfr. pianosolo.it).

 

L’opinione di Neuhaus

Nel suo volume intitolato L’arte del pianoforte Heinrich Neuhaus, si pone la domanda che a tutta prima ci si potrebbe porre sulla base dell’affermazione riportata più sopra, ovvero quale utilità dovrebbe celarsi nello studio ad esempio del quinto Preludio in Re maggiore dal primo volume del Clavicembalo ben temperato con le semicrome puntate, quando in realtà la finalità principale da perseguire in tale studio consiste nel raggiungimento di una abilità diametralmente opposta, vale a dire uniformità e regolarità.

Dalla semplice osservazione dello spartito e della rappresentazione di ogni nota si ricava che impedimenti ritmici e punti potrebbero causare solo fastidio e impedimento.

Si potrebbe trarre maggior e immediato vantaggio da un’esecuzione molto lenta delle quartine accompagnata da un ascolto estremamente oculato delle semicrome, facendo particolare attenzione affinché risultino uguali e regolari all’interno di un fraseggio chiaro e corretto.

Neuhaus cita il caso del Preludio in Sol minore del secondo volume del Clavicembalo ben temperato di Bach e si chiede quale vantaggio si potrebbe avere nello studiarlo a valori regolari al posto di valori puntati, come riportato dall’originale?

L’esecuzione secondo la raffigurazione che segue, secondo quanto fa notare Neuhaus è assolutamente priva di senso e avrebbe come esito un risultato opposto a quello immaginato dall’autore.

varianti ritmiche al pianoforte

 

Seguendo il ragionamento potremmo simmetricamente affermare che suonare il Preludio in Fa minore dal primo volume secondo la modalità che segue è allo stesso modo qualcosa di assolutamente inopportuno.

varianti ritmiche al pianoforte

 

Sulla base di queste osservazioni, si potrebbe ricavare l’indicazione generale che è preferibile affidarsi alla scrittura originale e cercare di assimilarla in maniera diretta e secondo un percorso ordinario. Vale a dire esercitarsi inizialmente molto lentamente e poi via via alla velocità opportuna fino ad arrivare al risultato richiesto dall’autore.

 

Chiarezza ritmica

Si può dare il caso che le varianti ritmiche possano svolgere un ruolo non ai fini del raggiungimento non della corretta regolarità nell’esecuzione, ma della chiarezza ritmica.

Riprendendo l’esempio del Preludio in Re maggiore di Bach, una corretta esecuzione esige certamente una regolarità delle quartine, ma anche una resa ritmicamente pulita e chiara. Quest’ultimo aspetto richiede la necessità di sillabare le quattro note, due per volta, con un lieve ma avvertibile appoggio sulla prima e terza nota.

Uno studio lento e guidato, come detto, da un ascolto critico e vigile può permettere di raggiungere il risultato in maniera diretta senza dover passare da altre modalità di approccio. Tuttavia, nel caso di studenti alle prime armi e poco maturi musicalmente, il ricorso alle varianti ritmiche può rivelarsi di una certa utilità.

Un allievo di questo tipo che si trova ad eseguire disordinatamente dal punto di vista ritmico le quartine, senza sillabare in maniera chiara, potrebbe trovare nella variante ritmica, come quella che segue, una guida che gli imponga l’appoggio sulla prima e terza nota (in figura è rappresentata una sestina, ma nel caso del preludio di Bach si tratta di quartine). Questo permetterebbe all’allievo una esecuzione con un ritmo chiaro e appropriato.

varianti ritmiche al pianoforte

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte articolo: https://nicolodemaria.com/varianti-ritmiche-al-pianoforte/

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