Tre suggerimenti per studiare i passaggi difficili al pianoforte

In questa lezione proponiamo un approccio metodologico allo studio di quei passaggi che presentano maggiori difficoltà di esecuzione al pianoforte. A supporto di questo criterio di studio riportiamo i preziosi suggerimenti forniti a riguardo da tre grandi pianisti e didatti: Casella, Chang e Gardi.

passaggi difficili al pianoforte

L’approccio ai passaggi difficili al pianoforte parte, ovviamente, da una buona impostazione dello studio in generale. Una buona impostazione significa, nello specifico, uno studio che non sia puramente quantitativo ma mirato e che consenta un reale progresso nell’acquisizione di abilità e competenze. Detto in altri termini, non è importante in sé quante ore si dedichino allo studio, ma il fatto che questo ci abbia consentito il raggiungimento o meno degli obiettivi di crescita e apprendimento. In questo un ruolo decisivo è giocato dalla perseveranza e dalla ripetizione.

Illuminante sull’argomento, come sempre, un aneddoto riportato da Neuhaus nel suo fondamentale L’arte del pianoforte. Racconta il didatta russo: “Quando Svjatoslav Richter mi suonò per la prima volta la sonata n. 9 di Prokofiev mi scappò detto che un passaggio molto difficile, polifonico, vivace […] gli riusciva come si deve. E Richter mi rispose: “Ma questo passo l’ho studiato ininterrottamente per due ore!“. Ecco il metodo giusto, che dà ottimi risultati. Il pianista deve lavorare per raggiungere il risultato migliore, senza rinviarlo a più tardi.”

Il fatto che un pianista della levatura di Richter studiava ininterrottamente per due ore un passaggio difficoltoso di una sonata, dovrebbe dare la misura dell’impegno che l'assimilazione di un passaggio arduo deve richiedere a chiunque, a maggior ragione ad un pianista comune o alle prime armi.

 

passaggi difficili al pianoforte

L’ebollizione della pentola d’acqua

Molto efficace la metafora con cui Neuhaus spronava una sua allieva poco volenterosa: “Immagini di voler portare a ebollizione una pentola d’acqua. Occorre mettere la pentola sul fuoco, e non toglierla finché l’acqua non bolle. Lei invece porta la temperatura a quaranta o cinquanta gradi; poi spegne il fuoco, si occupa di qualcos’altro; poi si ricorda di nuovo della pentola, ma l’acqua si sarà già raffreddata; allora ricomincia tutto da capo, e così varie volte; alla fine, tutto questo l’avrà stancata, e lei avrà sprecato il tempo necessario a far sì che l’acqua bolla. In questo modo lei ha perso un’enorme quantità di tempo e ha abbassato in misura considerevole il suo tono lavorativo”.

Come suggerisce icasticamente l’immagine della pentola che deve arrivare ad ebollizione, l’efficacia dello studio è data dalla continuità e dalla tenacia dello studente nel perseguire il suo obiettivo.  

Chiarita questa cornice metodologica generale, possiamo andare nello specifico a vedere come bisogna affrontare lo studio di quei passaggi più impegnativi e per farlo ci affidiamo ai consigli di tre grandi pienisti e insegnanti: Alfredo Casella, Chuan C. Chang e Nino Gardi.

 

passaggi difficili al pianoforte

La focalizzazione

Come spesso accade, esistono naturalmente una pluralità di approcci per risolvere il problema oggetto di questa lezione, tuttavia, il criterio che in termini generali si presenta come più proficuo ed efficace è quello che parte semplicemente dall’individuazione e isolamento delle sole note che presentano effettive difficoltà di esecuzione.

Molto spesso, nei brani impegnativi dal punto di vista esecutivo, i passaggi tecnicamente più complicati, quelli che concretamente danno filo da torcere al pianista, non sono molti.

Una volta che si è riusciti ad isolare i passaggi più ostici, diventa più semplice focalizzare l’attenzione e l’esercizio sul singolo passaggio problematico. Una volta effettuato questo focus, ci si renderà conto, che, in effetti, nella maggior parte dei casi la difficoltà dell’intero passo è da imputarsi a non più di tre o quattro note. Questa operazione di semplificazione e focalizzazione è la premessa per la risoluzione del passaggio critico.

Coerenti con questo approccio, i consigli forniti dai grandi di cui si accennava più sopra che riportiamo di seguito.

 

Alfredo Casella

“E’ necessario abituarsi fin dal principio a comprendere le ragioni della difficoltà tecnica di ogni problema. […] In molti casi, su venti note, ve ne sono appena cinque di ardua esecuzione. Lo studioso deve dunque sin dai primi anni avvezzarsi ad analizzare ogni difficoltà, cercandone le cause e smontando a pezzi ogni passo, così come si smonta un meccanismo. E come si ricompone un meccanismo smontato, così il pianista deve ricomporre il passo totale dopo averne isolato e studiato separatamente ogni difficile particolare.”

 

Chuan C. Chang

“Il trucco più importante per imparare è quello di esercitarsi su brevi segmenti. Probabilmente questo trucco ha la massima efficacia nel ridurre i tempi di studio a causa di molte ragioni:

Entro un passaggio difficile, tanto per dire, di dieci battute, solitamente ci sono poche combinazioni di note che fanno da ostacolo. Non c’è bisogno di studiare nient’altro che queste note […].

Esercitarsi solamente su brevi segmenti permette di studiare lo stesso segmento per dozzine, o anche per centinaia di volte, è questione di pochi minuti […].

Quanto più breve sarà il segmento che si sceglie, tanto più rapidamente si potrà studiarlo senza effetti dannosi.”

 

Nino Gardi

“Nella segmentazione del passo difficile sarà utile inoltre aggiungere alcune delle note che lo precedono e lo seguono. L’inclusione di quelle poche note precedenti si rivelerà assai proficua, in quanto esse potranno formare un utile anello di congiunzione del passo in questione, quando, una volta imparato, esso dovrà esser ricomposto nel contesto del pezzo”.

 

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