I canti di Passione del Salento

I canti di Passione del Salento

Giuseppe Morosi, sottolineando l’antichità dei canti di Passione dell’area salentina, scrive nel suo Studio sui dialetti greci di Terra d’Otranto : “I canti religiosi salentini sono quasi sempre le traduzioni e, al più, le parafrasi nude e crude di racconti biblici e inni della Chiesa. Tale è il canto della passione di Martano, tale è la nenia di Corigliano sulla tomba di Cristo; che tuttavia hanno il pregio di essere molto antiche se dobbiamo credere a molte voci che vi si incontrano”.

Il Morosi mette in risalto la diretta ispirazione biblica di questi canti, tuttavia, occorre evidenziare che, come in ogni genuina espressione popolare, la rappresentazione cantata della Passione si carica di elementi profani ed eterogeni che testimoniano ricchezza e vitalità di questo patrimonio etnomusicale.

Il canto delle ultime ore di Cristo andava in scena nelle strade secondo un preciso rituale tramandato oralmente di generazione in generazione come classica manifestazione di canti rituali legati allo svolgersi dei cicli calendariali. I Passiùna tu Cristù , in grico, e il corrispettivo in dialetto romanzo Lu Santu Lazzaru, coinvolgevano ampi strati della popolazione contadina in una sorta di svolgimento liturgico subalterno in cui prendeva corpo un Vangelo dei poveri, con non pochi prestiti dagli Apocrifi, tradotto in canto e accompagnato da una precisa e studiata gestualità e resa mimica. Una pratica devozionale extraliturgica, quella dei canti di passione salentini, che si sostanziava di un articolato codice simbolico in cui trovavano espressione diversi elementi carichi si significato come l’umanizzazione dei personaggi della storia evangelica, la messa in scena di una scarno rituale liturgico, una gestualità teatralizzante volta ad accentuare il pathos della narrazione, la celebrazione della Resurrezione con la questua finale.

In particolare, il canto griko della Passione si componeva di ben 66 strofe cantate a contrasto da due cantori accompagnati da un fisarmonicista o organettista e un portatore di palma (un ramo di ulivo adornato da nastrini colorati e immagini di santi). La narrazione seguiva le ultime ore di Cristo con un indugio, tipico della pietà popolare, sulle sofferenze e i patimenti sopportai dal figlio di Dio per emendare i peccati del mondo. Accanto all’enunciazione delle sofferenze di Cristo emergeva prepotente il tema della Madre Dolorosa anche questo di schietta derivazione popolare. Nei Vangeli, infatti, la madre di Gesù appare come una muta testimone della tragedia del figlio, nel racconto popolare, che si rifà alla tradizione del Planctus di derivazione apocrifa, invece, la Madonna si abbandona alle classiche forme di cordoglio antico piangendo e alzando lamenti straziati alla ricerca del figlio.

Nella rappresentazione delle ore del Calvario la poesia popolare trovava una delle sue manifestazioni più compiute in cui tutti i linguaggi espressivi canto, poesia e teatro convergevano a dare plastica evidenza a questo dramma umano-divino della morte che si apre alla speranza della resurrezione in perfetta consonanza, nella perenne circolarità tra sacro e profano, con il divenire della natura in cui al gelo e i rigori mortiferi dell’inverni segue l’esplosione di vita della primavera.

Una tradizione con un profondo radicamento nel sentire popolare, che ha saputo attraversare meglio di altre forme della cultura contadina lo scorrere del tempo e delle mode. Ancora oggi, in diversi paesi dall’area ellenofona, sono presenti diversi cantori, diretti depositari di questa tradizione, a cui i giovani si accostano, nel passaggio di testimone proprio delle generazioni, per preservare memoria e significato di questo patrimonio culturale.

In linea con questa volontà di fare memoria è la manifestazione “I canti della Passione” promossa da alcuni anni dall’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina. Durante la settimana delle Palme i ripropositori locali e alcuni provenienti dall’Italia centro-meridionale danno vita ad avvenimenti di grande interesse sia spettacolare che devozionale. La manifestazione coinvolge tutti i paesi della Grecìa Salentina creando un circuito che vede riproposti i Canti di Passione in tutti i luoghi in cui si cantava e si canta ancora. Accanto alla tradizione musicale grika della passione, la proposizione di culture musicali provenienti da diverse parti d’Italia che raccontano lo stesso tema, rende la rassegna un contenitore straordinario che con forza rivendica un ruolo di conservazione e rilancio della musica popolare.

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