La cadenze musicali

Le cadenze rappresentano il movimento che è alla base della musica. In questo articolo ne spieghiamo il significato, la funzione armonica e illustriamo quante e quali sono.

 

cadenze musicali

La cadenza è quella tendenza che hanno i vari accordi a convergere verso la tonica che è il centro della tonalità. La si trova o alla conclusione del brano musicale, o nei vari punti di sospensione di semifrasi, frasi e periodi musicali.

In altre parole, ogni qualvolta noi ascoltiamo un brano musicale, che sia un'opera di Mozart oppure una canzone di musica leggera (o qualsiasi altro genere), abbiamo la sensazione di vivere all'ascolto sia delle "conclusioni intermedie" nel corso del brano, sia la conclusione del brano.

Questa netta sensazione che riceviamo all'ascolto che ci porta a pensare: "è finito il brano" oppure: "è finito un fraseggio (in una canzone di musica leggera può essere identificata come: "è finita la strofa" oppure: "è finito il ritornello"!) " in musica si chiama cadenza ed ha delle leggi ben definite, delle regole che ci permettono di poterla realizzare.

Quindi è ovvio pensare che le cadenze sono importantissime visto che senza di esse un brano non terminerebbe mai (o meglio non ci darebbe mai la sensazione all'ascolto che è finito!).

Queste risoluzioni naturali che il nostro udito ha bisogno di ascoltare sono dovute al fatto che, in musica, qualsiasi composizione ha un accordo di riferimento, l'accordo sulla tonica che in armonia si chiama fondamentale. Esempio: un brano in Do maggiore verterà tutto attorno all'accordo di Do maggiore attorno al quale ruotano tutti gli altri accordi nel senso che, anche se si componesse un brano molto creativo, fatto di tante modulazioni transitorie ed arricchimenti, alla fine si sentirà la necessità di ritornare in un modo o nell'altro all'accordo iniziale di riferimento.

Più nello specifico, sintetizzando, si potrebbe dire che la vera necessità che l'orecchio umano avverte è il sentire alla fine (di un fraseggio o dell'intero brano) la risoluzione sulla tonica (nell'esempio di Do maggiore, la risoluzione sul Do).

 

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Cosa si intende per risoluzione sulla tonica

 

S'intende il sentire la sensibile che va verso (risolve sulla) la tonica.

Come abbiamo visto nella lezione sui gradi della scala musicale, si chiama sensibile il VII grado di una scala, solo se dista dalla tonica di un semitono, altrimenti viene definita sottotonica.

Nelle scale maggiori (T-T-ST-T-T-T-ST) il VII grado è sempre sensibile visto che l'ultimo intervallo della successione è un semitono; invece per le scale minori non è sempre così: la scala minore naturale non ha il VII grado sensibile ma lo ha come sottotonica (infatti la successione è: T-ST-T-T-ST-T-T dove l'ultimo intervallo è un tono) mentre sia l'armonica sia la melodica hanno il VII grado alterato di un semitono in senso ascendente e quindi può essere chiamato sensibile, visto che l'alterazione aggiunta riduce il tono finale a semitono.

Si potrebbe quindi dire che, per le regole dell'armonia classica, se un pezzo viene composto armonizzandolo con accordi presi solo dalla scala minore naturale, non potrà mai dare la sensazione di chiusura finale perché non avremmo mai la possibilità di far sentire la sensibile (che non esiste) che risolve sulla tonica.

Questo oggi avviene solo in alcuni casi visto che, nel corso del tempo, sono stati sperimentati tanti di quei generi musicali nuovi i quali hanno generato diversi modi armonici di chiudere un fraseggio o l'intero brano basati soprattutto sulla sensazione nuova particolare che su una regola ben definita (pensiamo alla musica elettronica, per esempio!).

La regola che ci permette di creare la sensazione di conclusione finale è quella di costruire un accordo che abbia la sensibile (e non solo) prima di far sentire l'accordo finale (l'accordo sulla tonica).

Il movimento fondamentale dell’armonia è quello che conduce dall’accordo di tonica verso la dominante per tornare alla tonica secondo il seguente schema:

I gradoV grado - I grado

Oltre agli accordi di tonica e dominante, esistono anche accordi costruiti su altri gradi che possono essere utilizzati all’interno di una cadenza musicale. Quindi accanto agli accordi di tonica e dominante autentici vi sono altri accordi che svolgono la loro funzione. Vediamo nel concreto i diversi tipi di cadenza che si possono avere.

 

Cadenza perfetta o autentica

 

Si tratta della cadenza più comune che sfrutta il movimento descritto più sopra, la frase musicale in questo caso termina con gli accordi dominantetonica, V e I grado allo stato fondamentale. In questo tipo di cadenza è importante che la dominate contenga la sensibile a livello del grado più alto.

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cadenza perfetta o autentica in Fa maggiore

 

Cadenza imperfetta

 

In questo caso, pur avendo un movimento che va dal V al I grado, ma in presenza di accordi che non sono allo stato fondamentale ma sotto forma di rivolti, si parla di cadenza imperfetta. La sensazione all'udito, infatti, non è di conclusione netta ma come di una conclusione con qualcosa da dire ancora.

 

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cadenza imperfetta in Re minore

 

Cadenza plagale

 

Nel caso di questa cadenza non è il più il V grado ma il IV che risolve sul I grado allo stato fondamentale. In altre parole, un accordo di sottodominante che risolve sulla tonica. La cadenza plagale, IV I grado, è meno risolutiva della cadenza perfetta, V I grado. In questo cadenza, infatti, la sensazione di conclusione è parziale visto che l'accordo sul IV grado non contiene la sensibile, quindi si usa farla anticipare da una cadenza perfetta.

 

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cadenza plagale in La maggiore​

 

Cadenza d’inganno

 

Si basa sulla cadenza perfetta ma, anziché risolvere sull’accordo di I grado, risolve su un altro; in base a ciò possono esistere molte cadenze d'inganno con differente efficacia. La tonalità non viene smarrita, in quanto è sufficiente l'accordo di dominante per definirla appieno (ed anzi, nella cadenza plagale, la definizione tonale è assai incisiva). La progressione più nota è quella V-VI, che conferisce un forte senso di sorpresa.

 

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cadenza d'inganno in La minore

 

Cadenza mista

 

Gli accordi che attestano inequivocabilmente una qualsiasi tonalità sono quelli costruiti, e concatenati nell’ordine, sui gradi IV, V e I della tonalità stessa. La cadenza prodotta dal concatenamento di tali accordi fondamentali si dice mista.

 

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cadenza mista in Fa# minore

 

 

 

Cadenza sospesa

 

La cadenza sospesa costituisce l’opposto speculare della cadenza perfetta, poichè prevede un movimento che si conclude, per così dire, sulla dominante allo stato fondamentale e per questo si potrebbe considerare, in realtà, una non cadenza, in quanto non crea uno sensazione di conclusione ma di sospensione. Per questa cadenza non è possibile fornire una univoca indicazione dei gradi: il suo senso risiede nel fatto che il discorso si ferma su un accordo di V (a prescindere dai gradi che lo precedono) senza risolvere subito il senso di sospensione che questo accordo automaticamente implica.

 

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cadenza sospesa (sulla dominante) in Do maggiore

 

Cadenza evitata

 

Anche in questo caso ci troviamo in presenza di una cadenza che non conclude e che, in aggiunta, presenta anche la singolare caratteristica di passare ad altra tonalità. II V grado in questo caso non risolve sulla tonica ma ma passa al V grado di una tonalità differente, è cioè, un accordo modulante.

 

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cadenza evitata in La minore

 

Cadenza frigia

 

Si tratta di una cadenza molto utilizzata da Bach e in generale piuttosto diffusa nella musica barocca, e si ha in presenza di un primo rivolto di una triade minore e risoluzione su una triade maggiore.

 

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cadenza frigia

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