Le dita: i pennelli del pianista

Come il timbro sonoro viene definito facendo riferimento alla metafora del colore, allo stesso modo si può istituire un parallelo tra le dita del pianista e i pennelli del pittore, utile per definire il ruolo della gestione di tutte le dinamiche di esecuzione ai fini della migliore e più consapevole resa pianistica.

 

controllo dinamico

Spesso utilizzando una metafora visiva, il timbro viene definito “colore del suono”, non a caso viene definito in questi termini tanto in inglese (tone-colour) quanto in tedesco (Klangfarbe). Sulla scia di questa metafora, utile per descrivere questa fuggevole qualità del suono, si possono paragonare le singole dita del pianista ad altrettanti pennelli diversi. Un pittore, lo sappiamo, fa una precisa scelta della tipologia di pennello da utilizzare sulla base della resa pittorica e del tratto che intende tracciare sul quadro, analogamente il pianista deve operare una scelta su come e quale parte del dito utilizzare per suonare i singoli tasti che gli consenta una gestione ottimale del tocco. Le caratteristiche di un pennello che incidono sul tratto e tra cui un pittore deve operare una scelta sono la flessibilità, lo spessore, la lunghezza, la densità delle setole. In maniera del tutto analoga, il pianista deve scegliere tra tutta una articolata gamma di parametri che vanno a incidere sulla resa del suono e che sono diretta espressione della modalità con cui l’esecutore decide di utilizzare il singolo dito sulla tastiera.

Poc’anzi si è fatto riferimento allo spessore delle setole un corrispettivo nell’ambito delle dinamiche del pianoforte è costituito dalla superficie di appoggio del dito sul tasto. Una superficie di appoggio maggiore come quella del pollice o di un qualsiasi altro dito che incide sul tasto in posizione piatta produce un suono più morbido, proprio come il segno tracciato da un pennello più largo con setole più folte e spaziate, un suono meno penetrante e con minore capacità incisiva rispetto a quello che si può ottenere sfruttando una superfice inferiore.

Un'altra variabile di cui ci si può avvalere per modulare la resa del suono è la lunghezza delle leve utilizzate nell’esecuzione. Il pianista può scegliere la lunghezza delle leve con cui aziona il tasto, può ad esempio optare per una leva corta (pennello a setole corte), facendo partire il movimento dalla nocche se il suo intento è quello di produrre suoni staccati e corti, come in presenza di lunghe arcate melodiche deve optare per una leva più ampia che coinvolga tutta l’articolazione che parte dal braccio passa per l’avambraccio e arriva alla mano.

Il tratto pittorico, lo abbiamo detto più sopra, risente anche della maggiore o minore durezza delle setole, allo stesso modo il tratto sonoro è influenzato dall’angolo di attacco e dalla flessibilità del dito sul tasto. Un dito estremamente rigido (pennello a setole dure) produce un suono concentrato e incisivo, se si vuole produrre una sonorità più sfumata e lieve bisognerà rendere più elastica la leva attraverso un parziale allentamento delle singole articolazioni del braccio.

La consistenza del suono sarà, infine, diretta espressione del peso con cui il dita andrà ad azionare il tasto. Si tratta di un parametro che l’esecutore deve dosare gestendo opportunamente il peso del braccio diretto sulla tastiera tenendo conto anche di altri fattori incidenti come la superficie utilizzata e l’angolo di attacco.

Si potrà ottenere un suono più corposo e concentrato sfruttando il peso dell’intero arto convogliato su un solo dito sfruttando una superficie di contatto minore, adoperando una leva lunga di grande rigidità che eviti dispersioni del peso. Al contrario, si può ottenere un suono più aperto e sfumato, come il tratto di un pennello a setole diradate, riducendo il peso esercitato dal dito sul tasto e sfruttando la maggior superficie passibile di appoggio sugli avori.

Concludendo questo parallelo, possiamo affermare che, al pari di ogni bravo pittore, un pianista deve essere una abile tessitore di trame e sfumature coloristiche. Saper adoperare e sfruttare al meglio la dotazione di “pennelli” disponibili è una precondizione per diventare degli artisti completi e in grado di mettere a frutto tutte le possibilità della tecnica pianistica.

 

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