Le regole per la pratica del pianoforte di Busoni

Ferruccio Busoni, uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi, in una lettera indirizzata alla moglie Gerda condensa in dodici punti una serie di massime dello studio, elaborate sulla base della propria esperienza, che rappresentano un prezioso vademecum che ogni studente che si approcci allo strumento dovrebbe leggere e fare proprie.

 

ferruccio busoni

Ferruccio Busoni è stato un compositore e pianista italiano considerato, insieme ad Arturo Benedetti Michelangeli, il più grande genio pianistico del nostro paese. Nel campo della tecnica pianistica fu senz'altro un innovatore e, pur manifestando insofferenza nei confronti dei "metodi", che con il loro angusto e intollerante precettismo tendevano ad ignorare le diversità individuali e a mortificare la personalità degli allievi, ebbe parole di elogio nei confronti del "metodo naturale" proposto dal pianista e didatta Rudolf M. Breithaupt, uno dei più significativi teorici della tecnica del peso, mostrando di condividerne i fondamenti.

Un brillante ed efficacissimo compendio delle sue convinzioni in tema di studio pianistico si ritrova in una lettera scritta da Berlino e indirizzata alla moglie Gerda il 20 luglio 1898. In dodici punti il grande musicista fissa sulla base della propria esperienza le leggi fondamentali dello studio del pianoforte, sotto un profilo sia tecnico sia psicologico e interpretativo. Partendo dal presupposto che “sul pianoforte tutto è possibile, anche quel che ti sembra impossibile o che lo è realmente”, Busoni consiglia:

 

1. Studia il passaggio con la diteggiatura più difficile; quando sei arrivato a dominarlo, allora suona con quella più facile.

2. Se il carattere tecnico di un passaggio ti presenta delle difficoltà speciali, ripassa tutte le figurazioni simili di altri pezzi, di cui ti ricordi: troverai così il sistema adatto per suonare quella data figurazione.

3. Collega sempre lo studio tecnico con quello interpretativo: la difficoltà spesso non sta nelle note ma nella sfumatura dinamica prescritta.

4. Non sperperare mai la tua forza, lasciandoti trasportare dal temperamento; ne derivano zone sporche nella pagina, che non si possono più ripulire.

5. Non ti irrigidire a voler vincere dei pezzi che hai studiato male in altri tempi e che perciò non ti riescono; per lo più è lavoro buttato. Ma se nel frattempo hai cambiato completamente il tuo modo di studiare, riprendi a studiarli dal principio, come se tu non li conoscessi affatto.

6. Studia tutto e ogni cosa come se fosse la cosa più difficile; cerca di affrontare gli studi di scuola dal punto di vista del virtuoso. Vedrai con sorpresa quanto è difficile suonare uno Czerny, un Cramer o soprattutto un Clementi.

7. Bach è la base del pianoforte, Liszt la cima. Questi due insieme ti renderanno possibile Beethoven.

8. Parti dal presupposto che sul pianoforte tutto è possibile, anche quel che ti sembra impossibile o che lo è realmente.

9. Abbi cura della tua preparazione tecnica in modo da essere ferrato per ogni e qualsivoglia caso, così nello studio di un nuovo pezzo potrai concentrare tutta la tua attenzione sul suo contenuto spirituale; i problemi tecnici non ti arresteranno.

10. Non suonare mai senza cura, anche se nessuno ti ascolta, o se l’occasione ti sembra insignificante.

11. Non trascurare di ripetere sempre un passo che ti è mal riuscito; se non lo puoi fare in presenza d’altri, fallo più tardi.

12. Non lasciar passare giorno, possibilmente, senza toccare il tuo pianoforte.

Che pensi di queste "Massime di studio"? Sono le mie esperienze. Trovi che meritano di essere mandate a Lessmann?”. (Otto Lassmann compositore e critico musicale, amico di Listz, già tra il  1890 e il 190 aveva salutato in Busoni il più grande pianista del suo tempo).

 

Si tratta di regole semplici ma profonde ispirate ad un grande rigore e ad un radicalismo che ha ancora tanto da insegnare.

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