Su mani e pianoforte

In questa lezione svolgiamo alcune considerazioni sulle mani e il pianoforte, su come impostare al meglio lo studio in base alle loro caratteristiche e su quali qualità sviluppare per farle rendere meglio alla tastiera.

mani pianoforte

Cominciamo con la domanda più immediata che ci pone sempre a proposito di pianoforte: è necessario avere mani grandi per suonare questo strumento? È vero che ci sono alcuni pezzi che sembrano richiedere mani di dimensioni maggiori, ma tali pezzi sono davvero l'eccezione piuttosto che la regola, del resto, perché i compositori dovrebbero limitare le loro opere a pianisti con mani estremamente grandi?

Fortunatamente, la quasi totalità del repertorio pianistico può essere eseguito da persone con mani di dimensioni medie. In generale, se le mani si possono allungare su un'ottava sono perfettamente in grado di suonare la maggior parte della musica per pianoforte. Ci sono studenti con mani minuscole che sono in grado di suonare brillantemente le rapsodie di Liszt e le sonate di Prokofiev!

Scegliere il repertorio per le proprie mani

Prendiamo come esempio i cantanti, le cui voci vengono classificate in base alle diverse estensioni e quindi avremo le gamme standard, come soprano, contralto, tenore e basso e anche classificazioni intermedie, come mezzosoprano, contralto, baritono e basso-baritono. Anche all'interno di un'estensione vocale standard ci sono molte suddivisioni. Il soprano può essere suddiviso in soprano lirico, soprano drammatico, soprano di coloratura, spinto e altro ancora. Come sappiamo, i cantanti scelgono il repertorio che meglio di adatta alla loro gamma vocale, allo stesso modo, i pianisti devono scegliere il repertorio che meglio si adatta alle loro mani. Non c'è bisogno di lottare con un pezzo che è stato chiaramente scritto pensando a mani più grandi, specialmente quando c'è così tanta musica tra cui scegliere che si adatta meglio a mani più piccole.

Anche le mani molto grandi non sono sempre una benedizione. Ad esempio, vi è il caso di un un pianista con delle mani in grado di diteggiare le ottave cromatiche con 5–1 sui tasti bianchi e, sorprendentemente, 4–2 sui tasti neri, per il quale le posizioni delle mani aperte sono comode, ma che riscontra difficoltà con le posizioni delle mani chiuse, le quali obbligano le dita all'interno di uno spazio ristretto.

Tastiere

Vale la pena notare che le tastiere dei primi pianoforti erano più piccole. I tasti dei cosiddetti fortepiani, gli strumenti suonati da Haydn, Mozart e Beethoven, erano leggermente più stretti. Inoltre, i tasti erano molto più leggeri da suonare e potevano essere premuti solo circa la metà rispetto ai pianoforti a coda di oggi. Questo sicuramente influisce sul modo di suonare musica scritta per questi vecchi pianoforti su strumenti moderni, che hanno notoriamente tasti molto più pesanti che richiedono di essere premuti in maniera differente. un esempio lo si può ricavare dal movimento di apertura della Sonata in La maggiore op. 2, n. 2 di Beethoven. In questo brano troviamo uno dei rari esempi di indicazione, da parte del genio di Bonn, della diteggiatura. Tuttavia, anche i pianisti con mani grandi non sono in grado di suonare questo passaggio, usando su un pianoforte moderno la diteggiatura indicata dal compositore tedesco. I tasti dei pianoforti di oggi sono semplicemente troppo larghi perché quella diteggiatura abbia un senso. La soluzione migliore, nel caso specifico, è dividere il passaggio tra le mani.

Josef Hofmann è noto come uno dei più grandi pianisti della cosiddetta età dell'oro del pianoforte. Meno noto è che fu anche un abile inventore con più di 70 brevetti a suo nome, tra cui tergicristalli (ispirati al movimento pendolare del metronomo) e ammortizzatori pneumatici. Hofmann ha anche progettato e brevettato una tastiera leggermente più stretta con un'azione più veloce che è stata infine prodotta da Steinway. Secondo Abbey Simon, tuttavia, ne furono prodotte solo una mezza dozzina, poiché la tastiera più piccola non ha mai preso piede.

 

Apertura della mano

Più importante della semplice lunghezza delle dita è l'apertura della mano. Alcune mani sono più piccole ma possono allungarsi di più.

Modificare i passaggi per adattarli alla mano

È possibile incontrare un passaggio che proprio non si adatta alla propria mano. Potrebbe essere solo uno specifico accordo in un pezzo che altrimenti si è in grado di suonare perfettamente. Di solito è solo una singola nota nell'accordo. In questi casi, dovremmo usare il nostro giudizio musicale. Piuttosto che interrompere il flusso musicale, cercando di obbedire pedissequamente alle indicazioni del compositore, vale almeno la pena vedere se possiamo trovare una soluzione più musicale per quel passaggio.

Un esempio a riguardo è la Sonata Hammerklavier di Beethoven. Si dice che imparare le 32 sonate per pianoforte di Beethoven sia in realtà due progetti: l'Hammerklavier da una parte e tutte le altre 31 dall'altra. Lo stesso Beethoven scrisse al suo editore: "Finalmente hai una sonata che terrà occupati i pianisti quando la suoneranno tra 50 anni". Non solo contiene il movimento lento più lungo e probabilmente più complesso della storia strumentale, ma l'ultimo movimento fugato in particolare è giustamente considerato tra i più difficili mai scritti.

La pagina di apertura della sonata contiene un accordo che richiede di allungare la mano destra dal Si bemolle al Do un'ottava sopra di esso, mentre l'indice suona il Re (tecnicamente parlando, il Do non fa parte dell'accordo ma piuttosto una nota dissonante). Questa propriamente non è una "grande difficoltà" che solo i "veri virtuosi" possono superare; è semplicemente scritto in modo goffo per la mano, soprattutto visti i tasti leggermente più larghi su un pianoforte moderno rispetto al pianoforte di Beethoven del 1817. Alcuni pianisti arpeggiano questo accordo, ma suona goffo e interrompe il flusso musicale. In questo caso, potrebbe essere preferibile omettere solo una delle note più basse. (Lasciare fuori il Si bemolle basso non verrà percepito).

Tati neri

Una cosa che dobbiamo essere in grado di fare è suonare i tasti neri. Alcune tastiere di pianoforte hanno tasti neri leggermente più sottili. Anche la larghezza dei tasti neri non è costante sul pianoforte moderno. Vale la pena tenere a mente questo fatto nel caso in cui si incontri un pianoforte con tasti neri più spessi o più sottili di quelli a cui si è abituati.

 Venendo alle qualità delle mani che bisognerebbe sviluppare per suonare il pianoforte sono: flessibilità, destrezza, rilascio delle dita, forza e resistenza. Vediamole più da vicino.

Flessibilità

Le mani dovrebbero essere flessibili ma non ipermobili, in altre parole, non a doppia articolazione. Le dita dovrebbero essere sempre curve e non dovrebbero mai piegarsi all'indietro in corrispondenza delle giunture.

Destrezza

Bisogna essere in grado di muovere le mani lungo la tastiera con velocità e precisione. Più si è in grado di farlo con il minimo sforzo possibile, più ampia sarà la gamma di repertorio che è possibile suonare. Il passaggio da una posizione della mano all'altra è compito delle braccia, in particolare quando le posizioni delle mani non sono adiacenti. Suonare all'interno di una data posizione della mano richiede la destrezza delle dita. Questa può essere migliorata attraverso esercizi accurati tra cui scale, arpeggi e talvolta note doppie.

Rilasciare le dita

La capacità di rilasciare le dita è uno degli aspetti più importanti per la mano che suona un pianoforte. Per suonare in modo espressivo. Riuscire a rilasciare velocemente le dita è fondamentale nei passaggi veloci. Questo è ciò che permette di suonare in modo articolato, di dire chiaramente ciò che si ha da dire. Come nel caso della pronuncia di sillabe, parole e frasi nel discorso, il modo in si articolano le note nella musica deve essere appropriato a ciò che si desidera dire affinché suoni naturale. Se si articola eccessivamente il discorso, suona altamente innaturale.

Anche un rilascio lento o controllato dei tasti è importante per un'esecuzione espressiva. Una delle variabili del tocco di un pianista è la velocità di rilascio. In questo senso è utile esercitarsi i tasti a diverse velocità lente per sviluppare un adeguato controllo.

Forza e resistenza

Infine, i muscoli delle mani hanno bisogno di una certa forza per suonare il pianoforte. Parte dello sviluppo muscolare è la resistenza. Ci vuole resistenza fisica (oltre che mentale) per praticare diverse ore ogni giorno. Esercitarsi sulle scale, variando articolazione, dinamica e tempo, è un buon modo per sviluppare sia la forza che la resistenza delle mani.

 

In conclusione, come nel caso citato dei cantanti, possiamo lavorare solo con ciò che ci è stato dato. Le mani sono malleabili a un livello sorprendente. Ovviamente nel caso degli adulti non possono essere allungate magicamente, ma possono essere potenziate con l’esercizio sviluppandone destrezza, forza e persino flessibilità.

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