Tre consigli pratici per il rilassamento al pianoforte

Quella del rilassamento muscolare al pianoforte è un argomento essenziale da cui bisogna necessariamente passare perché è alla base di ogni buona esecuzione pianistica. Si tratta di una consapevolezza fisica che ogni allievo deve conquistare individualmente ma che può essere aiutata ricorrendo ad alcuni esercizi specifici, come quelli suggeriti dal pianista e didatta russo Heinrich Neuhaus, autore del celeberrimo volume L’arte del pianoforte.

 

rilassamento pianoforte

Uno dei principi imprescindibili della tecnica pianistica su cui non si insisterà mai abbastanza è quello del rilassamento muscolare che è alla base della naturalezza e del controllo dell’esecuzione. Un aspetto su cui, non a caso, torna a più riprese il grande didatta russo Heinrich Neuhaus.

Questo perché, nella pratica dello studio pianistico, il rilassamento, per quanto fondamentale, troppo spesso viene dimenticato e trascurato. Quante volte durante una lezione di pianoforte il maestro è costretto a sollecitare il rilassamento di spalle e collo, notando un eccessivo irrigidimento dell’allievo durante l’esecuzione di un esercizio alla tastiera.

Bisogna anche ammettere che quello del rilassamento muscolare non è propriamente una legge teorica ma più esattamente una consapevolezza fisica, che va acquisita progressivamente in autonomia, poiché nessuno può darci indicazioni su come essere rilassati. Occorre provare e riprovare fino a raggiungere questa consapevolezza. Come è ovvio è necessario volerlo e ricordarsi costantemente di restare rilassati.

Neuhaus riporta, a proposito, la sua esperienza di insegnante con un esempio molto efficace e divertente, scrive: “un bambino normale, capace di camminare con disinvoltura, di correre, saltare, giocare a palla, ballare, e così via, diventava a un tratto un perfetto ebete. Le ragioni sono chiare: l'insufficienza rispetto al compito, il terrore di fronte allo strumento, l'assenza totale di musicalità obbligavano a odiare segretamente, e a volte esplicitamente, le lezioni di musica, le note, i tasti, tutto”.

Quello di apparire dei “perfetti ebeti” una volta seduti al pianoforte, è precisamente quello che si rischia in assenza di un adeguato rilassamento. Il motivo è presto spiegato con una serie di effetti a catena, a cominciare dalle spalle contratte che producono come conseguenza immediata una perdita di efficienza del peso delle braccia sui tasti. Delle braccia rigide riducono significativamente la motilità del polso. A sua volta, un polso limitato nel movimento, determina un conseguente irrigidimento della mano e delle singole dita. L’effetto generale è quello di una perdita globale di agilità e naturalezza che ha come risultato inevitabile quello che possiamo tradurre con l’equazione corpo rigido uguale a suono duro e legnoso.

Riportiamo di seguito i tre consigli pratici suggeriti dal pianista di Mosca per allenare questo fondamentale dell'esecuzione.

 

rilassamento pianoforte

Primo esercizio

 

“Con il polso sollevato e con la mano che pende liberamente, prendere con il dito una nota sul pianoforte dall’alto, lasciar abbassare gradualmente il polso quanto più possibile in basso, con un movimento tranquillo e misurato, e poi sollevarlo nuovamente fino ad una tale altezza dalla tastiera che il dito, naturalmente, non possa più trattenere il tasto e che, con un movimento tranquillo e sinuoso, si porti in alto insieme con il polso e con la mano. E così molte volte con tutte le dita”.

Si tratta di un compito che richiede pazienza ma col tempo aiuta a trasmettere elasticità alle singole dita e al polso.

 

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Secondo esercizio

 

“Stare in piedi e lasciar cadere lungo il corpo un braccio completamente senza vita, come un peso morto; poi con l’altra lo si prende per la punta delle dita, lo si solleva gradualmente quanto più in alto possibile e, raggiunto il punto più alto, lo si lascia all’improvviso, perché esso cada completamente “come corpo morto cade”.

Leggendo queste indicazioni si può ritenere che si tratti di un esercizio banale, in realtà, richiede una totale padronanza e fiducia nel proprio corpo, per poter effettivamente lasciar cadere il braccio, a peso morto, senza reazioni muscolari contrarie. La reazione più comune consiste proprio nel rallentare la corsa del braccio a metà, in virtù dell’inconscio timore di farsi male. Anche questo, dunque, è un compito che richiede esercizio, ma si può rivelare molto utile, ad esempio, per acquisire la caduta libera sulla tastiera, si tratta praticamente dello stesso movimento, come è utile per imparare a scaricare il peso della mano e del braccio sui tasti.

 

rilassamento pianoforte

Terzo esercizio

 

Il terzo e ultimo esercizio proposto da Heinrich Neuhaus, implica uno sforzo immaginativo ma è davvero molto importante, come sottolinea lo stesso autore, per comprendere importanza ed efficacia della naturalezza e del rilassamento al pianoforte.

“Paragono tutto il braccio, dalla spalla alle terminazioni delle dita, a un ponte sospeso, un'estremità del quale sia attaccata alla giuntura omerale, e l'altra al dito sulla tastiera. Il "ponte" è leggero e elastico, i suoi sostegni invece sono forti e saldi. Appena la mano col dito si solleva dalla tastiera, l'immagine del "ponte" già non vale più; in quel caso è meglio immaginarsi una "gru". A volte impongo di far oscillare questo "ponte" in tutte le direzioni, a destra, a sinistra, in alto e in basso e di farlo ruotare in maniera che il dito non lasci il tasto comunque sia, neppure per un secondo. Chi esegue questo semplice esperimento si convince praticamente di quanto efficaci possano essere l’elasticità, la scioltezza e la naturalezza nel movimento di tutto il braccio, dalla spalla al dito, conservando piena sicurezza, precisione e fermezza nell’estremità del dito sul tasto, per cui bisogna capire che non sono assolutamente necessarie molta pressione né molta “forza”, ma che il peso serve a trattenere il tasto sul fondo della tastiera”.

 

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