Le mani da pianista tra il serio e il faceto

Scrive il musicoterapeuta Zenchopin: “Non smetterò mai di rimanere affascinato dal movimento delle mani dei pianisti. Del direttore d’orchestra guardo il gesto, di un violinista come muove l’archetto, di un trombettista, come tiene il suo strumento, del flautista apprezzo la nobiltà della sua statica. Che usino anche le dita ha per me poca importanza. Ma del pianista guardo le mani: l’intelligenza si esprime solamente attraverso di loro, su una tastiera, esseri viventi al suo servizio”. In questo articolo proponiamo una piccola galleria di meme e un video che ci fanno apprezzare, in chiave ironica, l’importanza della mani per il pianista.

 

mani da pianista

Mozart diceva: “tre cose sono necessarie per un buon pianista: la testa, il cuore e le dita”. Contrariamente a quanto si pensa non esiste una conformazione ideale, criteri di dimensione e forma validi universalmente. Delle dita lunghe e affusolate, in linea teorica, potrebbero essere agevolate sulla tastiera e tuttavia, si sa che esistono pianisti con mani robuste e corte. Afferma Lang Lang in proposito “Se le dita sono lunghe, in teoria, tutto è più facile. D' altra parte quelle corte possono stare più vicine ai tasti, il che spesso aiuta a ottenere una gamma più estesa di colori. Le mani grandi sono più funzionali a certi accordi, eppure il bellissimo suono di Claudio Arrau, come anche quello di Joseph Hoffman, pianista stupefacente, sgorgava da mani minute”, e ancora: “Essere un buon pianista significa avere tocco e sentimenti. Bisogna provare emozioni e riversarle sulle dita. Cogliere simultaneamente un qualcosa sia con il cuore che con le mani”.

Vi proponiamo di seguito una piccola galleria di simpatici meme che hanno per oggetto proprio le mani dei pianisti, quell’organo capace di trasformare una successione di suoni associati a tasti bicolore in una delle magie musicali più avvincenti e dal fascino sempiterno.

 

Le partiture di Sergej Vasil'evic Rachmaninov

 

 

Il geniale pianista russo era provvisto di due organi prensili particolarmente sviluppati al punto che poteva facilmente coprire 12 tasti bianchi del pianoforte con una sola mano. La sua scrittura per pianoforte risente di queste sue straordinarie doti naturali e molto spesso risulta ostica per chi è provvisto di mani piccole. A meno che….

 

La soluzione definitiva

 

 

Il sesto dito

 

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Il sesto dito sarebbe molto utile e se ci si pensa, come voleva Chopin, in effetti, la mano del pianista ha sei dita: “le sei dita sono 1,2,3 e 3,4,5. Dentro questa frase troviamo criptata la funzione naturale della mano. Il 3, dalla duplice funzione, statica e dinamica. E c’è dentro la consapevolezza della contiguità tra dito 2 e 3. E’ naturale quindi che la mano del pianista abbia sei dita. Utilizzatele – per esempio – per suonare lo studio op. 25 n. 11.” (cfr. zenchopin.altervista.org).

 

Il pollice

 

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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A proposito del pollice e della sua corretta posizione, Antonio Pisacane scrive: “Il pollice è il dito più importante della mano per l’impostazione pianistica. Esso è il baricentro della mano stessa; pertanto occorre prestare molta attenzione all’esatta impostazione di questo dito. Il pollice che suona in maniera errata, causa la scorretta posizione dell’intera mano; infatti se il pollice suona con la punta costringe tutta la mano ed il polso ad alzarsi e a perdere la posizione ottimale per il movimento. Quindi il pollice deve appoggiarsi lateralmente sul tasto e creare l’esatta posizione della mano. Inoltre l’ultima falange del pollice deve essere leggermente piegata verso l’interno”.

 

Le mani secondo i compositori

 

 

Hands according to composers [Final Version] (Wallpaper Size)

Un meme che in maniera leggera e divertente mette in evidenza la diversa sensibilità e articolazione delle mani richiesta dalle diverse scritture pianistiche di vari compositori.

 

Quando due mani non bastano

 

 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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E quando ne avanza una 

 

Usare entrambe le mani per suonare il pianoforte? Che spreco. In questi tempi in cui si è interconnessi costantemente, almeno una dovrà essere tenuta da parte per mandare messaggi, vedere un paio di video di gattini o – per i più colti e tradizionalisti – giocare a scacchi.

È quello che fa, in una dimostrazione che ha sia del comico che del virtuoso, il pianista iraniano (ma nato a Dubai) Arsha Kaviani: beve il caffè e smanetta con lo smartphone mentre si esibisce in una delle variazioni di Leopold Godowsky sui pezzi pianistici di Chopin.

 

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