Monsieur Croche acuto e irriverente critico musicale

Monsieur Croche acuto e irriverente critico musicale

Debussy non fu solo uno dei maggiori e più rivoluzionari compositori a cavallo fra XIX e XX secolo, ma anche un arguto e vivace critico e polemista musicale. Nel corso della sua attività, infatti, collaborò con diverse riviste per cui scrisse articoli e recensioni musicali raccolti in una prima, parziale antologia dal titolo Monsieur Croche, antidilettante uscita postuma in Francia nel 1921.

Tra il 1971 e il 1987 François Lesure riprese il testo integrandolo con tutti gli articoli scritti dal compositore, le interviste da lui tenute e anche alcuni testi “extravagantes” (come Perché ho scritto “Pelléas”) e pubblicò l’antologia completa intitolata Monsieur Croche. Tutti gli scritti. Il Saggiatore ha recentemente pubblicato la traduzione italiana di questa versione, fornendo anche al lettore italiano questo sorprendente repertorio di illuminanti, caustici e sapidi pezzi di raffinata intelligenza.

Come afferma il curatore italiano Enzo Restagno: “sono gli scritti critici di un grande compositore a cui occorre accostarsi con cautela e cognizione di causa”. Questo perché molto prese di posizione appaiano eccentriche e paradossali, espressione di una personalissima visione che fece sensazione già al suo tempo per la totale libertà del suo sguardo.

Sottilmente perfido, il musicista d’oltralpe regala gustosi giudizi tranchant come quando definisce l’Operà di Parigi simile ad “una stazione ferroviaria” all'esterno e dentro ad un “bagno turco”, per non parlare del “muro di ottuso funzionarismo” della programmazione. “Potremmo augurarci un incendio – prosegue – se non fosse che magari colpirebbe persone certo innocenti”. Sulla nascente cultura di massa afferma che “una diffusione generalizzata [dell’arte] conduce solo a mediocrità”.

Imperdibili le sue avversioni musicali come quella somma e risaputa per Wagner, nei cui confronti aveva pur nutrito una giovanile ammirazione, che in questi scritti arriva a definire “un bel tramonto scambiato per aurora”. Negli anni della guerra, Debussy rimprovera ai suoi connazionali, colorando di accenti nazionalistici la sua polemica, l’eccessiva acquiescenza nei confronti del compositore tedesco, spingendoli a ricercare originalità nelle proprie radici, in particolare, in autori come Rameu e Couperin, espressione di un ideale di clartè e precisione da perseguire costantemente.

Per esprimere al meglio la sua visione artistica, Debussy in alcuni scritti dialoga con un alter ego di sua invenzione, monsieur Croche fine musicologo e critico intransigente, che riecheggia da vicino il monsieur Teste di Valery. Nelle conversazioni dei due emergono giudizi poco lusinghieri nei confronti di mostri sacri come Beethoven le cui sonate “sono scritte molto male per il piano” o Felix Mendelssohn definito “notaio facile ed elegante” o, ancora, Camille Saint-Saëns presentato comevecchio sinfonista impenitente”.

Non mancano, naturalmente, per quanto meno frequenti, gli slanci di ammirazione incondizionata che vengono accordati a tre musicisti in particolare: Bach che contiene tutta la musica”, Mozart che viene affettuosamente definito mon grand onclee, infine, Chopin, che la pensava esattamente come lui: non prendeva in considerazione nessuno al di fuori di Bach e Mozart.

Come afferma lo stesso Debussy, nelle sue recensioni “più che della critica, ci troverete impressioni sincere lealmente vissute”. Lungi dall’approcciarsi alle composizioni musicali come a “curiosi orologi” da smontare, egli intende far rivivere nei suoi lettori le vive sensazione che la musica suscita. Una musica, quella propugnata dal compositore francese, estranea a “quelle complicazioni parassitarie che per la loro ingegnosità la rendono simile a una serratura di cassaforte” e che, invece, deve essere diretta, autentica espressione delle “corrispondenze misteriose tra la Natura e l’Immaginazione”, perché la musica più riuscita, la più bella è così semplice che quasi non sembra scritta.

 

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